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Cari livelloidi,

oggi vi tocco un Mostro Sacro!

In questo articolo muovo una critica alla serie di Fallout (Bethesda), andando oltre la sua facciata anti-consumista e mostrandone i presupposti ideologici liberali, liberisti ed anarco-capitalisti nascosti nella narrazione e nelle meccaniche di gioco.

@kenobit vediamo se si apre un dibattito interessante

lamacchinadesiderante.org/ideo

Contrariamente a quel luogo comune che vede contrapposte scienza e religione, l'informatica (intesa come scienza dei calcolatori) è costellata di pattern cristiani.

In una lettera al Duca di Brunswick, Leibniz spiega che 0 e 1 nel sistema binario rappresentano l'atto di Dio che crea dal Nulla attraverso la sua onnipotenza.

medium.com/through-the-optic-g

Come fa notare questo meme, il meccanismo dei CAPTCHA ha rovesciato il test di Turing. Adesso è l'uomo a dover convincere la macchina di non essere un robot.

Giocare contro la CPU.

La CPU non si diverte quando gioca. Non intende il gioco come attività ricreativa o momento di svago. Non intende il gioco come rituale o espressione di valori.

La CPU non intende. Qualsiasi cosa si intenda con intendere.

La CPU può essere sconfitta, ma non può attribuire alla sconfitta una connotazione morale. La CPU non si percepirà mai come perdente allo stesso modo di chi perde contro la CPU.

Non è bello essere la CPU. La CPU non ha il concetto di bello.

La scritta ACAB ha molte cose in comune con la M di McDonald's: deturpa il paesaggio, è uguale dappertutto, esprime in modo acritico uno slogan preconfezionato.

Gli Uochi Toki si lanciano in una impresa noob che mischia i loro suoni e la loro voce con qualcosa che ricorda un walking simulator.
Nella descrizione di questo spiego-trailer c'è anche un grezzo prototipo scaricabile scarno e rugginoso.
Possa unity essere clemente con gli uochi. Possano i coders più sapienti superare le loro deformazioni professionali. youtu.be/Ow0WHstR6R0

Esiste oggi un vero e proprio mercato dell'anti-capitalismo: libri, film, serie, dischi, videogiochi ecc... che riescono ad incanalare e monetizzare il dissenso, a sublimare la rabbia riproducendola e rendendola funzionale a quella macchina che sembrano apparentemente contestare.

La forza del Capitale sta nella sua capacità di riterritorializzarsi, di riassestarsi e adattarsi di volta in volta alle condizioni vigenti. Non c'è discorso che non riesca a metabolizzare (compreso questo).

In alcune opere di fantascienza (es. Black Mirror 3x06, Upload) viene fatta passare per realizzabile l'idea di trasferire la propria coscienza su un supporto digitale, al fine di vivere in eterno. L'analogia tra i ricordi e i file salvati di un hard disk è priva di senso, perchè noi rigeneriamo il ricordo di volta in volta sempre in modo diverso. Dietro a questa concezione si nasconde l'incapacità di accettare la finitudine dell'uomo e la transitorietà dell'esistenza.

HAI CAPITO MORTALE?

TODO LIST:

- Fare la spesa.

- Pagare l'affitto.

- Abbattere il dualismo cis/trans che reintroduce sottobanco quei binarismi che apparentemente dovrebbe superare.

- Abbattere il concetto di orientamento sessuale e la tendenza a mettere etichette sulle cose per avere l'illusione di poterle controllare.

- Basta anche con i pronomi in cima ai profili social, che rimarcano una soggettività fittizia associata ad un'idea di sessualità altrettanto fittizia.

- Lavorare sugli anti-climax.

L'idea di una AI forte (una macchina che ha acquisito coscienza di sé) capace di agire a seconda delle proprie intenzioni poggia su due presupposti errati:

- esistenza di un Sé come soggetto unitario.

- esistenza del libero arbitrio.

Per questo motivo fanno sorridere i discorsi sulla Rivolta delle Macchine (come in Matrix). Dormite tranquilli.

Il falso-concetto di generazione funziona come un compressore audio: con i parametri knee e threshold opportunamente settati, restituisce un flusso omogeneo in cui le differenze di intensità sono ammorbidite per rendere piacevole l'ascolto.

Dire "una foresta" non sottende che tutti i suoi alberi crescano allo stesso modo. Invece, dire "Noi nati nel...", "la Generazione Z" è un modo per schivare la complessità del reale, cullandosi nell'illusione di un Noi unitario.

youtube.com/watch?v=TomanVTxgF

Nessuno di noi ha veramente bisogno di titoli o carriere, di un pubblico nutrito, di essere seguito o ammirato dalle masse.

L'importante è che la volontà di potenza (intesa come atto di creazione) trovi un modo per fluire, che si inneschi un divenire, che si capisca che concepire il desiderio come bisogno vuol dire in ultima analisi infliggersi l'esistenza.

(N/N)

Show thread

Il punto è che questo bisogno è illusorio. R. A. V. rovescia la piramide di Maslow ma rimane imbrigliato in un'idea ingenua di riconoscimento come oggetto mancante da ottenere a tutti i costi. Ciò che causa l'infelicità generazionale non è il fatto di non riuscire a realizzarsi, ma il credere nel bisogno di doversi realizzare a tutti i costi (professionalmente, ma non solo...).

(sul concetto di generazione per ora sorvoliamo)

(3/N)

Show thread

Esempio: l'industria della Vanity Press è fondata sul bisogno sentito dallo scrittore di colmare il gap tra la sua identità reale e la sua immagine idealizzata (lo scarto tra ciò che è e ciò che vorrebbe essere). Ma il soggetto-scrittore e la comunità-editoriale come si sono formate? Non sono le contingenze storiche e il sistema economico ad aver plasmato il sogno di pubblicare un romanzo, di essere riconosciuti da una conunità come scrittori?

(2/N)

Show thread

Anti-teoria della classe disagiata (DISSING R. A. VENTURA)

La teoria della lotta di riconoscimento è debolissima, perchè è fondata sull'errore del desiderio come mancanza. In realtà sia il soggetto (Io) che la comunità (Altro) sono plasmati di volta in volta dai concatenamenti in cui essi si trovano inseriti. Il bisogno di riconoscimento è sempre storicizzato e orchestrato, ha sempre una sua temporalità e una sua forma predeterminata. Non esiste se non come creazione e illusione.

(1/N)

Le foto sulla pagina delle carriere mostravano sorrisi, torte di compleanno, uffici ultra-moderni, attività all'aperto, impiegati dalla pelle dei colori più variegati, malcelando un ambiente tossico permeato da mobbing e spinta alla competizione individuale.

- Qui non basta qualcuno che faccia il suo lavoro. Devi mostrare passione ed entusiasmo. Siamo come una grande famiglia.

- Già. È proprio per questo che è meglio starvi alla larga.

(2/2)

Show thread

Dopo circa due anni di lavoro presso il Grande Catalogo di Testi di Canzoni, 2b139bfecb382f488f8ef925bbdfd2d1 arrivò alla conclusione che ai manager delle aziende di software musicale non importava assolutamente niente della musica. Nessuno era appassionato o competente, le decisioni venivano prese con un certo margine di casualità, replicando in modo acritico i modelli della concorrenza, sempre e comunque in ottica di profitto.

(1/2)

FUN FACT: sul fediverso il numero di persone che si adopera per creare un ambiente più inclusivo è maggiore di quello che reclama effettivamente inclusività o denuncia discriminazioni.

Il fatto che un tema minoritario sia diventato di maggioranza fa riflettere. Che la retorica dell'inclusività serva a far sentire incluso in una cerchia anche chi la propone?

(quanti commentatori pavloviani fraintenderanno questo discorso?)

Il paradosso dei debunker è che passano la vita a parlare di complotti.

LMD-001

Contro l'idea che l'attività musicale vada gestita come un'attività imprenditoriale, questo biscottello digitale inaugura una serie di produzioni elettroniche talmente artigianali che anche il player audio è stato scritto da zero in js.

Non ci si appoggia a nessuna piattaforma di streaming. C'è piuttosto un divenire-streaming/download.

Non c'è un embedding del player. C'è piuttosto un link su cui cliccare:

lamacchinadesiderante.org/feli

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