AI, arte e bisogno di riconoscimento

La prospettiva soggettivistica moderna non produce solo l'illusione del Soggetto-Artista e i luoghi comuni sul Genio-Artista-Maledetto o sull' Artista-Creativo, ma anche il bisogno di sentirsi riconosciuto come Artista da parte di una comunità.

Ci sono interi modelli di business fondati su questo bisogno illusorio: accademie, corsi online, produttori di device, ecc... C'è un esercito di Andrea Diprè che si alimenta del narcisismo degli artisti.

(1/N)

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È proprio lo stesso Diprè a spiegare queste dinamiche in un'intervista. Prima di venire sputtanato in diretta nazionale a Mi Manda Raitre, Diprè si spacciava per critico d'arte. Riempiva gli artisti di complimenti (ego-boosting) per spillargli un sacco di soldi. Ma non è poi tanto diverso da quello che fa Wacom quando fa leva sul bisogno di esprimere la creatività per vendere le tavolette, o l'accademia che ti vende titoli fumosi in cambio di una retta annuale.

(2/N)

L'AI generativa, che non è un Soggetto ma più propriamente una tecnica di produzione, è immune a queste dinamiche. Non si fa illusioni ingenue. Si limita ad interpretare delle istruzioni.

Possiamo parlare in questo caso di possibile Reverse-Machine-Learning. A dire: una volta tanto sarebbe il caso che fosse l'uomo ad imparare dalla macchina.

(3/N)

Personalmente simpatizzo più per gli imbroglioni che per gli imbrogliati.

Andrea Diprè ha mostrato di avere sensibilità e concezione storica molto più grande di tutti i presunti Artisti a cui ha spillato decine di migliaia di Euro (a testa). Alla lunga non poteva durare, visti i mezzi e il personaggio.

Ma lui è solo uno dei tanti, come l'industria dell'arte visiva è solo una delle tante industrie dove avvengono queste dinamiche.

(N/N)

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