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Qualcuno di voi vive o ha mai vissuto in un ecovillaggio? Avete mai pensato di provare?

(per : lasciare che siano gli altri a condividere idee ed esperienze, in alternativa al condividere qualcosa fatto da sé)

Ci sono tanti motivi per cui (prima di LivelloSegreto) le istanze italiane sono rimaste delle nicchie autoreferenziali che riproducevano (e continuano a riprodurre) in piccolo quelle dinamiche da cui si volevano distanziare.

Uno di questi è il dare per scontato che chi è esperto di informatica sia anche adatto a gestire una community, a mitigare i conflitti e i rapporti di forza, ad empatizzare, ascoltare e creare coinvolgimento.

Per questo è da apprezzare il lavoro di @ed e @kenobit.

[CAMPAGNA PER LA DESOGGETTIVIZZAZIONE DEI CONTENUTI]

Smettere di scrivere in prima persona.

Smettere di parlare continuamente di sé.

Smettere di usare i blog come diari.

Smettere di farsi dei selfie o degli autoritratti.

Smettere di fare video e dirette streaming dove la telecamera è puntata verso di sé.

Il narcisismo è un bug, non una feature.

Quelle guide (articoli, video, ecc... ) intitolate "Le 10 cose da fare a X nel 202Y" contribuiscono a trasformare ogni viaggio in un viaggio qualunque. Non si visita la città, ma lo stereotipo della città.

Poi ci sono i buskers che fanno cover in inglese. Sempre le stesse, ovunque si vada. Mai niente che valorizzi il territorio locale.

In un certo senso hanno ragione i terrapiattisti: la globalizzazione sta effettivamente appiattendo la Terra.

Anti-Galeano

L'utopia non è là.

Immaginarsi mondi ideali ci proietta in un altrove facendoci svalutare la nostra condizione materiale.

L'utopia non serve per camminare. Serve per rendere sopportabile il senso di impotenza e oppressione. Non è pensata per essere trasformata in realtà.

L'utopia non serve per camminare. Il punto è che non serve proprio camminare: siamo sempre in movimento.

È un invito a radicarsi nel presente.

Qualcuno sul fediverso ci delizia con questo meme sulla complessità delle risposte. Paradossalmente, però, il meme stesso contiene tutti gli elementi del pensiero semplice: opposizioni binarie vero/falso, semplice/complesso, come se la realtà funzionasse in modo dicotomico e la Verità esistesse come oggetto esterno e meta da raggiungere alla fine di un percorso standardizzato.

Insomma, il pensiero semplice è talmente radicato nel nostro tempo che colpisce anche i suoi detrattori.

Contrariamente a quel luogo comune che vede contrapposte scienza e religione, l'informatica (intesa come scienza dei calcolatori) è costellata di pattern cristiani.

In una lettera al Duca di Brunswick, Leibniz spiega che 0 e 1 nel sistema binario rappresentano l'atto di Dio che crea dal Nulla attraverso la sua onnipotenza.

medium.com/through-the-optic-g

Come fa notare questo meme, il meccanismo dei CAPTCHA ha rovesciato il test di Turing. Adesso è l'uomo a dover convincere la macchina di non essere un robot.

Giocare contro la CPU.

La CPU non si diverte quando gioca. Non intende il gioco come attività ricreativa o momento di svago. Non intende il gioco come rituale o espressione di valori.

La CPU non intende. Qualsiasi cosa si intenda con intendere.

La CPU può essere sconfitta, ma non può attribuire alla sconfitta una connotazione morale. La CPU non si percepirà mai come perdente allo stesso modo di chi perde contro la CPU.

Non è bello essere la CPU. La CPU non ha il concetto di bello.

La scritta ACAB ha molte cose in comune con la M di McDonald's: deturpa il paesaggio, è uguale dappertutto, esprime in modo acritico uno slogan preconfezionato.

Gli Uochi Toki si lanciano in una impresa noob che mischia i loro suoni e la loro voce con qualcosa che ricorda un walking simulator.
Nella descrizione di questo spiego-trailer c'è anche un grezzo prototipo scaricabile scarno e rugginoso.
Possa unity essere clemente con gli uochi. Possano i coders più sapienti superare le loro deformazioni professionali. youtu.be/Ow0WHstR6R0

Esiste oggi un vero e proprio mercato dell'anti-capitalismo: libri, film, serie, dischi, videogiochi ecc... che riescono ad incanalare e monetizzare il dissenso, a sublimare la rabbia riproducendola e rendendola funzionale a quella macchina che sembrano apparentemente contestare.

La forza del Capitale sta nella sua capacità di riterritorializzarsi, di riassestarsi e adattarsi di volta in volta alle condizioni vigenti. Non c'è discorso che non riesca a metabolizzare (compreso questo).

In alcune opere di fantascienza (es. Black Mirror 3x06, Upload) viene fatta passare per realizzabile l'idea di trasferire la propria coscienza su un supporto digitale, al fine di vivere in eterno. L'analogia tra i ricordi e i file salvati di un hard disk è priva di senso, perchè noi rigeneriamo il ricordo di volta in volta sempre in modo diverso. Dietro a questa concezione si nasconde l'incapacità di accettare la finitudine dell'uomo e la transitorietà dell'esistenza.

HAI CAPITO MORTALE?

TODO LIST:

- Fare la spesa.

- Pagare l'affitto.

- Abbattere il dualismo cis/trans che reintroduce sottobanco quei binarismi che apparentemente dovrebbe superare.

- Abbattere il concetto di orientamento sessuale e la tendenza a mettere etichette sulle cose per avere l'illusione di poterle controllare.

- Basta anche con i pronomi in cima ai profili social, che rimarcano una soggettività fittizia associata ad un'idea di sessualità altrettanto fittizia.

- Lavorare sugli anti-climax.

L'idea di una AI forte (una macchina che ha acquisito coscienza di sé) capace di agire a seconda delle proprie intenzioni poggia su due presupposti errati:

- esistenza di un Sé come soggetto unitario.

- esistenza del libero arbitrio.

Per questo motivo fanno sorridere i discorsi sulla Rivolta delle Macchine (come in Matrix). Dormite tranquilli.

Il falso-concetto di generazione funziona come un compressore audio: con i parametri knee e threshold opportunamente settati, restituisce un flusso omogeneo in cui le differenze di intensità sono ammorbidite per rendere piacevole l'ascolto.

Dire "una foresta" non sottende che tutti i suoi alberi crescano allo stesso modo. Invece, dire "Noi nati nel...", "la Generazione Z" è un modo per schivare la complessità del reale, cullandosi nell'illusione di un Noi unitario.

youtube.com/watch?v=TomanVTxgF

Nessuno di noi ha veramente bisogno di titoli o carriere, di un pubblico nutrito, di essere seguito o ammirato dalle masse.

L'importante è che la volontà di potenza (intesa come atto di creazione) trovi un modo per fluire, che si inneschi un divenire, che si capisca che concepire il desiderio come bisogno vuol dire in ultima analisi infliggersi l'esistenza.

(N/N)

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Il punto è che questo bisogno è illusorio. R. A. V. rovescia la piramide di Maslow ma rimane imbrigliato in un'idea ingenua di riconoscimento come oggetto mancante da ottenere a tutti i costi. Ciò che causa l'infelicità generazionale non è il fatto di non riuscire a realizzarsi, ma il credere nel bisogno di doversi realizzare a tutti i costi (professionalmente, ma non solo...).

(sul concetto di generazione per ora sorvoliamo)

(3/N)

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