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META-SEGA-MENTALE 

Dai dai dai. Lo stiamo scardinando. Sega mentale. Masturbazione e procreazione. Masturbazione mentale. Spargimento del seme. Spreco di sperma in ottica di concepimento. La sega come pratica contro-sessuale. Seghe e pedagogia. Educare il bambino a vergognarsi del suo corpo. Non ti toccare lì. Di nuovo proiezione sul pensare. Cintura di castità mentale. Inibire l'attività mentale con dispositivi retorici. Bondage mentale. Gabbie per il pene. Lucchetto chiuso.

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META-SEGA-MENTALE 

La sega mentale. Il pensare come attività peccaminosa. Il segaiolo mentale che si gode la vita. Si concede un piacere effimero. Inadempienza ai doveri cristiani (vita di sacrifici in vista della salvezza). Pensare come gioia. Concezione cristianeggiante dell'attività sessuale come percorso di fatica in vista di una meta (orgasmo). Sega mentale come immanenza. Pensare e godere senza il rimando ad un altrove.

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META-SEGA-MENTALE 

Dai dai dai. Si sta alzando qualcosa.

Dicevamo: masturbazione come pratica deviante. Il tempo è denaro. Non perdere tempo in seghe mentali. Insomma: pragmatismo.

Forse ci sono abbastanza pezzi. Il dispositivo della sega mentale come costrutto della modernità. No. Stiamo correndo troppo.

La teoria del valore-lavoro. Il lavoro come valore. La formica e la cicala. La morale cristiana. La vita come penitenza in vista della redenzione.

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META-SEGA-MENTALE 

Ok. Allora. Rapporti di forza. Le idee come imposizioni delle classi dominanti. La creazione della sega mentale come dispositivo per scongiurare la liberazione dai modi di pensare compatibili col mantenimento dello status quo. A dire: niente seghe mentali, niente messa in dubbio delle idee dominanti.

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META-SEGA-MENTALE 

Vedo qualcosa.

Medicalizzazione della masturbazione. Masturbazione come pratica deviante. Definizione di norma e devianza. Proiezione della devianza sul pensare. Il segaiolo mentale come deviante che spreca le sue energie in elucubrazioni inconcludenti, contrapposto alla persona normale che bada alle cose pratiche e non si perde in ciance.

Vedo qualcosa. Non sono diventato cieco. Troppe poche seghe mentali.

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META-SEGA-MENTALE 

Il segaiolo mentale contrapposto a chi ha cazzi seri a cui badare: l'uomo d'affari. Il tempo è denaro. Non ho tempo per queste seghe mentali. La persona seria che bada alle cose concrete. Residui di ideologia borghese.

Questa ricostruzione si rivela più difficile del previsto. Qualcuno ha qualche idea? Vi metto in mano il timone...

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META-SEGA-MENTALE 

Sega mentale. Ti fai troppe seghe mentali.

L'uomo che pensa (segaiolo mentale) visto come inconcludente, contrapposto all'uomo d'azione che raggiunge il suo scopo senza indugi. Che siano proiezioni del patriarcato?

(E i ditalini mentali? E le scopate mentali? Mai sentito dire...)

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META-SEGA-MENTALE 

Invece di concentrarci sulla persona che bolla discorsi come seghe mentali, mettiamo il focus sulle condizioni epistemologiche che producono il soggetto di enunciazione (la persona suddetta) .

Sega mentale. Dai, sono seghe mentali.

La masturbazione come perdita di tempo. Farsi le seghe non porta a niente. Il pensare come perdita di tempo. La masturbazione come perdita di tempo per svilire il pensare.

Quando si comincia storicamente ad usare questa espressione?

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META-SEGA-MENTALE 

Dicevamo: l'espressione "sega mentale" (nelle varie declinazioni) come meccanismo di difesa che impedisce al soggetto di mettere in dubbio il proprio sistema di credenze.

Il limite di questa teoria è il ricondurre l'attenzione al singolo soggetto che enuncia l'espressione "ti fai troppe seghe mentali".

Consideriamo ora un approccio de-soggettivato e trasformiamo la riflessione in un laboratorio di meta-masturbazione condivisa.

Critica erotica al greenwashing 

Questa rivista degli anni '70 utilizza il racconto (fotoromanzo) erotico come espediente per parlare delle condizioni di sicurezza (avvelenamento) degli operai e del tentativo di copertura da parte della borghesia industriale del tempo.

C'è stato un tempo in cui l'arte erotica non era ancora stata assorbita dalla macchina-pornografica e veniva usata come strumento di denuncia e critica. Bisogna poi vedere a cosa fossero realmente interessati i lettori.

Credo che riconoscersi nel movimento dei tech-workers abbia una valenza più estetica ed etica che necessariamente pratica.

Per valenza estetica intendo quella di dipingersi come qualcuno che nel conflitto di classe sta dalla parte dei deboli, che nonostante tutto sta facendo qualcosa di buono. Insomma: crearsi un'immagine di sè corrispondente al proprio sistema di credenze. Che poi questo trovi riscontro nella realtà è meno rilevante di quello che potrebbe sembrare...

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La narrazione di TWC Italia vede il mercato IT in mano alle agenzie di consulenza, che sono ambienti tossici, con management incompetenti, gerarchie e formalità inutili, mobbing a tutti i livelli. Meglio stare alla larga. Ma ci sono anche altre realtà dove si lavora bene, con persone in gamba e progetti interessanti. Basta sbattersi un attimo e cercarle...

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Un altro aspetto che mi perlime degli anti-lavoristi è che tra loro c'è anche chi fa lavori che conservano una componente artigianale, che non sono alienanti (se fatti a determinate condizioni), che potrebbero dare soddisfazione a patto di impegnarsi nel presente a rimuovere gli ostacoli. E invece sono sempre lamentele continue, sfoghi che non portano a niente se non a rendere ancora più merdosa la propria condizione...

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Quello che complica la sindacalizzazione nei lavori d'ufficio è la spinta alla carriera e all'auto-realizzazione di sè, che rende il lavoratore più propenso all'individualismo, dove l'operaio invece non ha una prospettiva di carriera da mettere sul piatto, e quindi è più propenso a fare gruppo contro il padrone.

In tutti gli uffici dove sono stato (circa 7), ho sempre sentito colleghi parlare male dei capi in loro assenza, e attaccarsi tra loro quando ce li avevano davanti...

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in passato ho avuto problemi anche gravi (mobbing, minacce, conciliazioni... ) ma piuttosto che immaginarmi sindacalizzazioni, unioni o rivendicazioni spesso fumose o impraticabili viste le differenze di contesto tra lavoro operaio e lavoro immateriale, ho preferito radicarmi nel presente e fare qualcosa di concreto per risolvere i miei problemi (trovare o creare condizioni e rapporti migliori)...

Sulle potenzialità del movimento dei tech-workers sono molto scettico.

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Ho smesso di seguire i gruppi anti-lavoristi, tech-workers e simili quando ho capito che passare il tempo a parlare male del lavoro, a dire che fa schifo, che è merdoso e alienante, a ingegnarmi per passare la giornata a cazzeggiare durante l'orario lavorativo, voleva dire comunque mantenere il lavoro al centro della narrazione, e rafforzare così la sua morsa.

Invece di vederlo come un fardello preferisco impegnarmi per renderlo interessante, diventare bravo nelle cose...

(1/N)

Questo (ottimo) articolo del Collettivo LeGauche muove una critica all'accelerazionismo di sinistra. Mette in dubbio la retorica della fine del lavoro e svela la debolezza tecnica e i presupposti ideologici ortodossi (neoclassici/marginalisti) dell'analisi di Inventare il Futuro (Snricek/Williams).

A te che stai leggendo questo toot:

Pretendi la piena disillusione!

Liberati dai luoghi comuni sui robot che ti rubano il lavoro e leggi attentamente l'articolo!

legauche.org/economia/una-crit

Superare invece concetti come Arte, Artista, Storia, Soggetto/Oggetto, Novità, ecc... che sono più che altro paletti, limiti (chiedersi sempre cosa è / non è Arte? Questo è arte? Sì/No) rappresenterebbe un evento capovolgente.

(N/N)

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Non è mai esistito un Soggetto-artista-creatore, piuttosto è egli stesso una creazione del tempo in cui vive, dei discorsi, delle tecniche, dei rapporti di forza e delle idee/ideologie dominanti. Il soggetto-AI-creatore pertanto non è meno illusorio. Cosa produce l'illusione del soggetto-AI? Sempre tecniche, ideologie, rapporti di forza...

(2/N)

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I dibattiti su AI e creazione di Arte sono impostati male, nella misura in cui si auto-confinano nell'illusorietà di una Storia dell'Arte concepita come Storia del Soggetto-Artista produttore dell'Oggetto-Opera. Solo all'interno di questo (fragilissimo) frame concettuale può reggere l'impressione che l'opera generata dall'AI segni un evento capovolgente. Tutto il trambusto (sia da parte dei critici che degli entusiasti) è immotivato.

(1/N)

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