Manteniamo internet un posto libero dalle Big Tech con le piattaforme open source.

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@Filippodb Io uso WA veramente poco, giusto perché c'è gente che conosco che utilizza solo quello. È frustrante dover dipendere dagli altri nella scelta delle piattaforme da adottare. Le piattaforme social in generale detengono un monopolio sui loro utenti. Ricordo che qualche mese fa, in Europa, si parlava di rendere obbligatoria l'interoperabilità tra le varie piattaforme di messaggistica istantanea. Sarebbe meraviglioso.

È una delle tante cose folli a cui ci hanno abituato le Big Tech per i loro comodi. Ci hanno fatto credere (intendo in generale alla popolazione) che sia normale che se uno ha WhatsApp parli solo con chi ha WhatsApp ma chiunque abbia vissuto gli anni 90 da geek (e in generale chi studia o lavora su queste cose da decenni) sa benissimo quanto questa sia una follia senza senso a livello utente.

Credo che nessuno userebbe un provider telefonico che permettesse di parlare solo con chi ha lo stesso provider telefonico: "oh no, non ti posso chiamare perché tu hai Vodafone e io ho TIM! Vado subito a farmi anche una scheda Vodafone per parlare solo con te!".

Purtroppo si deve riuscire a parlare soprattutto ai più giovani cosa che temo che non stiamo riuscendo a fare abbastanza a parte rari casi (intendo qui nel magico mondo del fediverso).

@skariko Onestamente, credo che siano necessarie spinte istituzionali perché veri cambiamenti si attualizzino in questi ambiti. Il problema è sistemico. Il fatto che l'UE sembri puntare così tanto su queste tecnologie aperte è incoraggiante per me, anche se magari sto un po' peccando di ingenuità.

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@skariko Questa è onestamente la ragione per cui mi incazzo quando vedo tecnologie proprietarie adottate nelle scuole e nelle università pubbliche. Si educano le persone a usare strumenti proprietari. Odio che per colpa delle scelte della mia università io sia costretto ad essere un utente di Microsoft Teams. È fondamentalmente lo stesso problema di WA di cui parlavo prima: Microsoft ha il monopolio delle lezioni, degli eventi dei professori e degli studenti della mia università.

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Guarda alla scuola pubblica di mio figlio quattrenne obbligano a fare un account Google, fai un po' te...

@skariko Wow, che odio. Anche da questo lato probabilmente ci sarebbe bisogno della spinta istituzionale, impedire l'uso di sistemi proprietari nelle scuole pubbliche. Mi chiedo quanto sarebbe difficile da attuare una norma del genere. Ma sarebbe necessaria, perché la maggior parte delle persone non protesta in merito semplicemente perché pensa che quelle cose lì le si facciano solo con quelle robe offerte da Google, da Microsoft, eccetera. Il fatto che ci siano alternative non è noto.

Io su questo non sono d'accordo. Da un punto di vista etico sono d'accordo con te, le pubbliche amministrazioni dovrebbero utilizzare - quando possibile - software open source e incentivarne l'utilizzo. Però non è tutto rose e fiori, ci sono spesso costi più alti, problemi di sicurezza, scalabilità, mancanza di risorse e competenze ecc ecc. Il software proprietario non è il male assoluto e non dovremmo far passare questo messaggio. Viviamo in una società capitalistica che si fonda sull'impresa e sul lavoro come motore della nostra economia. È dovere delle amministrazioni far rispettare le regole alle aziende che sviluppano software e utilizzare esclusivamente i software che sono conformi alle leggi e che rispettino le regole del mercato e i diritti fondamentali.

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